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Un ricettario per amico: la cultura artusiana conquista l’America

Dal Canada all’Argentina passando per il Brasile, i sapori artusiani hanno fatto il giro dell’America in occasione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo.
Filo rosso del tour oltreoceano il progetto “Un ricettario per amico. Come formare nuove generazioni di discendenti sulla cultura, le tradizioni e le eccellenze agro-alimentari della Regione Emilia-Romagna” promosso dal Comune di Forlimpopoli e dalla Consulta degli emiliano-romagnoli nel Mondo in collaborazione con Casa Artusi e con il sostegno dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna. Di scena laboratori di cucina, degustazione e conferenze sul “Mangiare all’italiana – Storia e prodotti a marchio della Regione Emilia Romagna”.

Il progetto ha visto una prima azione in Canada a Toronto, in collaborazione con l’Associazione Amarcord, Consulta degli emilano-romagnoli in Ontario, lo scorso agosto e si concludono durante la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo con la Mostra “Il cibo nei disegni di Federico Fellini”, realizzata in collaborazione con IIC Toronto e Regione Emilia-Romagna Promozione all’estero.

In Argentina le iniziative sulla cultura gastronomica della nostra regione, capitanate dal Presidente di Casa Artusi Giordano Conti e ospitate nelle città di La Plata, Mar del Plata e Chascomùs, si sono svolte in collaborazione con le Consulte degli emiliano-romagnoli Angeer di La Plata e Red Proter di Mar del Plata, e hanno visto la firma di tre Protocolli d’Intesa, uno uno tra Casa Artusi e La Scuola Superiore di gastronomia di Mar del Plata, uno con l’Istituto Superiore di Formazione Gastronomica EPAC di La Plata, e il terzo con la Camera degli Imprenditori della Gastronomia di La Plata.
Inoltre, il Presidente Conti, insieme a Renato Bolsieri, Maestro della Scuola di Cucina di Casa Artusi, è stato ricevuto ufficialmente dall’Onorevole Diego de Rovella presso la Camera dei Deputati di Buenos Aires. Lo scopo degli incontri e degli accordi firmati è quello di favorire lo scambio di buone pratiche rispetto alla cultura e alla gastronomia e promuovere, da parte di giovani professionisti della ristorazione, visite didattiche e culturali in Italia e in Emilia-Romagna.

Incontri e laboratori di cucina sono andati in scena anche in Brasile In collaborazione con il Circolo emiliano-romagnoli di San Paolo e della Consulta Bandeirante di Salto Itu . Presenti il Presidente Conti, il Professor Bruno Marangoni dell’Università di Bologna e il Maestro di Cucina Daniele Mami.
Le iniziative si sono svolte, a San Paolo, alla Faculdades Metropolitanas Unidas, Faculdades Metropolitanas Unidas, e a Salto-Itu al Centro Universitario Nossa Senhora do Patrocinio e ben 3 giornate di formazione nelle sedi di Senac (il principale ente nazionale di formazione professionale turistico alberghiera con il quale Casa Artusi ha un accordo dal 2015) di Campo do Jordao, Santo Amaro e Aguas de Sao Pedro.
Il tutto alla presenza di professionisti, studenti, tantissimi discendenti di emiliano-romagnoli, professionisti e appassionati di cucina.

Un ricettario per amico: clicca qui per scaricare l’opuscolo informativo.

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L’Artusi in Canada con l’Associazione delle Mariette e Andrea Segrè

Forlimpopoli-Toronto: uniti dalla liaison di Pellegrino Artusi. Non stupisca questo legame se si pensa che nella città canadese vivono oltre un milione di italiani. Tanti dei quali conservano copie del celebre manuale artusiano, portato in valigia da migliaia di connazionali, quando eravamo noi a salpare sulle navi per cercare fortuna all’estero. Come nel caso di Luciana Berti, insegnante in pensione, nata a Forlimpopoli ed emigrata in Canada all’età di 19 anni, dopo essersi sposata per procura perché il suo fidanzato, Angelo Battistini, era emigrato l’anno precedente. Ora i loro figli sono grandi e hanno due nipoti che crescono mangiando ricette artusiane preparate da nonna Luciana.
Il nome di Luciana non è stato citato a caso. Lei, insieme a tanti altri italiani, sono stati protagonisti in Canada di un ricco programma di eventi artusiani insieme ad Adrea Segrè Premio Artusi 2012 e componente del Comitato Scientifico di Casa Artusi e Verdiana Gordini Presidente dell’Associazione delle Mariette. Il contesto è il progetto “Un ricettario per amico. Come formare nuove generazioni di discendenti sulla cultura, le tradizioni e le eccellenze agro-alimentari della Regione Emilia-Romagna”, messo in campo dal Comune di Forlimpopoli con la Consulta degli Emiliano Romagnoli nel mondo, il sostegno dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Casa Artusi. Diversi gli eventi che si sono svolti a Toronto, con l’Associazione Amarcord emilianoromagnoli dell’Ontario presieduta da Corrado Olmi e l’Istituto Italiano di Cultura di Toronto diretto da Alessandro Ruggera: conferenze, dimostrazioni di ricette artusiane, degustazioni guidate.
A partire dalla conferenza di Andrea Segrè all’Istituto Italiano di Cultura di Toronto sul tema “Pellegrino Artusi’s world and contemporary food”, davanti a una sala gremita.
Il giorno successivo sempre Segrè e Verdiana Gordini, grazie a Gianpietro Nagliati, sono stati ospiti del notiziario nazionale della Omni Television, la rete televisiva che va in onda in oltre 25 lingue. La Marietta ha dato dimostrazione della preparazione della pasta fresca fatta a mano, mito e rito dell’Emilia-Romagna, mentre Segrè ha risposto alle domande dei giornalisti su Pellegrino Artusi e le tradizioni del cibo italiano.
E ancora, incontro con Francesco Sorbara, membro del parlamento canadese e presidente del gruppo parlamentare Italia-Canada, e visita al Black Creek Pioneer Village, anche qui con dimostrazione della pasta fresca fatta a mano e assaggio delle tagliatelle preparate da due giovani chef in erba che hanno lavorato apprendendo l’arte della pasta fresca fatta a mano con la Marietta.
Il tour ha visto anche un collegamento con FICO Eataly World a Bologna: a Toronto il Prof Segrè e la collega accademica canadese Sarah Duni dell’Università di Guelph-Humber, hanno dialogato con il Presidente di Casa Artusi Giordano Conti ospite a FICO.
La collaborazione fra il Comune di Forlimpopoli, Casa Artusi e la Consulta degli emilianoromagnoli prosegue in autunno con eventi in Brasile e Argentina nell’ambito della terza edizione della Settimana della Cucina Italiana nel mondo che vede l’Artusi ed il suo ricettario sempre protagonisti.
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4 agosto 2018 – NOTTE BIANCA DEL CIBO ITALIANO

Sfoglia la rassegna stampa di 4 AGOSTO – NOTTE BIANCA DEL CIBO ITALIANO, dedicata a Pellegrino Artusi, nel giorno della sua nascita.

Evento che si è svolto a livello nazionale, in nome del padre della cucina italiana.Le città cuore dell’evento sono state Forlimpopoli, città natale, e Firenze, città d’adozione.

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Sabato 24 novembre: consegna del Premio Artusi 2018 a José Graziano da Silva

DG Official Photo

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Sabato 24 novembre in Casa Artusi si svolgerà la cerimonia di consegna del Premio Artusi 2018 a Josè Graziano da Silva, Direttore generale della Fao (Food and Agriculture Organization). Da oltre 30 anni impegnato sui temi della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale dell’agricoltura, è stato anche l’artefice del programma “Fame Zero” in Brasile, introdotto nel 2003 per garantire il diritto di accesso ai prodotti alimentari di base e sradicare la fame nel paese più grande e popolato del Sud America.

Il nome di Da Silva è stato scelto dal Comitato scientifico di Casa Artusi. Questa la motivazione del riconoscimento: “Il Premio Artusi 2018 a José Graziano da Silva per l’impegno profuso con grande efficacia e coerenza, sia alla guida della FAO sia nell’ambito del progetto brasiliano “Fame Zero”, per la lotta contro la fame e la malnutrizione. Il riconoscimento artusiano vuole sottolineare il lavoro straordinario svolto a sostegno delle comunità locali fondato sul concetto di cibo sano e biodiversità agricola e alimentare. La salute e la nutrizione richiedono la connessione del concetto di cibo a quello di agricoltura”.

Negli anni passati il Premio Artusi è stato assegnato, per citare gli ultimi vincitori, al Comitato per la Lotta alla fame (Italia – 2007), Wendell Berry (2008), Serge Latouche (2009), Don Luigi Ciotti (2010), Oscar Farinetti (2011), Andrea Segrè (2012), Mary Ann Esposito (2013), Enzo Bianchi (2014), Alberto Alessi (2015) e Carlo Petrini (2016), Vittorio Citterio (2017).

Chi è José Graziano da Silva

José Graziano da Silva si è occupato per oltre 30 anni di sicurezza alimentare, sviluppo rurale e agricoltura, in particolare come artefice del programma “Fame Zero” del Brasile, e ora lo continua a fare come Direttore Generale della FAO. Ha guidato la squadra che ha progettato il programma “Fame Zero” e, nel 2003, è stato incaricato dall’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva, di attuare il programma come Ministro Speciale per la Sicurezza Alimentare e Lotta Contro la Fame. È stato a capo dell’Ufficio Regionale della FAO per l’America Latina e i Caraibi dal 2006 al 2011. È stato nominato Direttore Generale della FAO ed è entrato in carica il 1° gennaio 2012. Dopo il suo primo mandato, conclusosi nel 31 luglio 2015, Graziano da Silva è stato rieletto per un secondo mandato di 4 anni (1° agosto 2015 – 31 luglio 2019) avendo ricevuto i voti di 177 paesi durante la 39ª Conferenza della FAO. Al timone della FAO, ha affinato il focus strategico dell’organizzazione, rafforzandone la presenza a livello internazionale.
Sta lavorando per promuovere una migliore cultura sul valore del cibo e creare consenso sulle questioni relative alla sicurezza alimentare. Ha anche incoraggiato una più stretta cooperazione con i partners per lo sviluppo, sostiene la cooperazione Sud-Sud del mondo e ha potenziato la collaborazione con la società civile e il settore privato, comprese le organizzazioni di agricoltori e le cooperative per i piccoli produttori.
José Graziano da Silva ha conseguito una Laurea in Agronomia e un Master in Economia e Sociologia Rurale presso l’Università di San Paolo (USP) e un Dottorato di Ricerca in Scienze Economiche dell’Università Statale di Campinas (UNICAMP).
Ha anche Laurea di post-dottorato in Latin American Studies (University College of London) e Environmental Studies (University of California, Santa Cruz).
Brasiliano e italiano per nazionalità, è sposato con Paola Ligasacchi e ha due figli e quattro nipoti.

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4 agosto 2018 – NOTTE BIANCA DEL CIBO ITALIANO

ARTUSI-NOTTE BIANCA-4AGOSTO-BUOParte dall’Emilia-Romagna il gran tour della Notte Bianca del Cibo italiano che il Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo in accordo con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali hanno proclamato per il 4 agosto nell’ Anno del Cibo Italiano, al fine di valorizzare il patrimonio enogastronomico nazionale, dedicandola a Pellegrino Artusi, nel giorno della sua nascita.
Un tributo che riconosce e esalta il ruolo di Artusi (Forlimpopoli 1820/Firenze 1911), come testimonial perfetto di questa Notte Bianca. Pellegrino Artusi infatti con il suo ricettario, La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, presente in tutte le famiglie italiane e tradotto in tante lingue del mondo, realizza e aggrega una cucina nazionale che raccoglie e sintetizza le tante tradizioni locali, ricomposte in un mosaico che non appiattisce ma esalta le diversità. Il manuale artusiano, che ha viaggiato nelle valigie degli emigrati, è stato tradotto anche in tante lingue del mondo per un duplice ordine di motivi: sia per chi vuole conservare le proprie tradizioni sia per chi ama conoscere la cultura italiana.
Sono tanti gli eventi previsti in questa notte bianca emilianoromagnola, da Rimini a Piacenza, cominciando da Forlimpopoli, città natale di Pellegrino Artusi.

Clicca qui per scoprire il programma di eventi in programma il 4 agosto, Notte Bianca del Cibo italiano, a Forlimpopoli Città Artusiana

#artusi

#annodelciboitaliano

#nottedelcibo

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Maria Giovanna Nocera, Premio Marietta 2018

Bonetti Nocera MezzanotteDipendente pubblica, con il sacro fuoco dei fornelli. All’anagrafe Maria Giovanna Nocera, 53 anni, arriva da Agrigento: è lei la vincitrice del Premio Marietta. La sua ricetta, “Non solo minestra di tinniruma”, ha sbaragliato i sei finalisti e conquistato i mille euro messi in palio di Conad. A premiarla Mario Mezzanotte, sempre di Conad, che oltre all’assegno, ha consegnato 5 kg di pasta a tutti i finalisti. “La giuria all’unanimità premia la ricetta di Maria Giovanna Nocera per l’uso dei prodotti dell’eccellenza e della tradizione, per l’originalità, per la passione per la propria terra d’origine”, ha detto Verdiana Gordini presidente della giuria, leggendo la motivazione.

“Per noi il cibo è cultura – ha affermato Mezzanotte durante la premiazione – Tutte le persone possono sentirsi Mariette e arricchire il nostro patrimonio gastronomico. Per questo Conad sostiene questa iniziativa”.

Molto emozionata la vincitrice: “Ho inviato la ricetta quando mancavano quattro giorni alla scadenza, su insistenza di mio nipote. L’ho fatta ‘testare’ ai miei familiari, mi hanno detto che poteva andare e così mi sono buttata. Francamente non avrei mai pensato di vincere. Diciamo che sono nata in cucina, stavo sempre con mia madre ai fornelli. Con lei ho imparato cosa significa la tradizione, il prodotto, la semplicità della cucina domestica, quella che in fondo è il cuore dell’Artusi”.

Nel corso della serata Giovanna Leardini del Lions ha premiato Agata Caldarera di Giarre (Catania) nella sezione dedicata al centenario del sodalizio.

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José Graziano da Silva Premio Artusi 2018

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Il Premio Artusi 2018 viene assegnato a Josè Graziano da Silva, Direttore generale della Fao (Food and Agriculture Organization). Da oltre 30 anni impegnato sui temi della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale dell’agricoltura, è stato anche l’artefice del programma “Fame Zero” in Brasile, introdotto nel 2003 per garantire il diritto di accesso ai prodotti alimentari di base e sradicare la fame nel paese più grande e popolato del Sud America.

Anche nel 2018, dichiarato anno del cibo italiano, la città di Forlimpopoli propone una riflessione a tutto campo sul rapporto fra uomo e cibo, secondo lo spirito che da sempre anima il Premio Artusi. Due dati a riguardo parlano chiaro per gli anni a venire: la Fao stima che il fabbisogno alimentare previsto per il 2050 richieda un aumento nella produzione agricola del 70%; nel 2050 la terra sarà popolata da 9,1 miliardi di persone, ben il 34% in più rispetto ad oggi, oltre il 50% delle quali concentrate in nove Paesi. Due temi chiave, dunque, per l’umanità.

Il nome di Da Silva è stato scelto dal Comitato scientifico di Casa Artusi. Questa la motivazione del riconoscimento: “Il Premio Artusi 2018 a José Graziano da Silva per l’impegno profuso con grande efficacia e coerenza, sia alla guida della FAO sia nell’ambito del progetto brasiliano “Fame Zero”, per la lotta contro la fame e la malnutrizione. Il riconoscimento artusiano vuole sottolineare il lavoro straordinario svolto a sostegno delle comunità locali fondato sul concetto di cibo sano e biodiversità agricola e alimentare. La salute e la nutrizione richiedono la connessione del concetto di cibo a quello di agricoltura”.

Negli anni passati il Premio Artusi è stato assegnato, per citare gli ultimi vincitori, al Comitato per la Lotta alla fame (Italia – 2007), Wendell Berry (2008), Serge Latouche (2009), Don Luigi Ciotti (2010), Oscar Farinetti (2011), Andrea Segrè (2012), Mary Ann Esposito (2013), Enzo Bianchi (2014), Alberto Alessi (2015) e Carlo Petrini (2016), Vittorio Citterio (2017).

Secondo consuetudine il Premio Artusi viene annunciato in occasione della Festa, ma consegnato in corso d’anno.

Chi è José Graziano da Silva

José Graziano da Silva si è occupato per oltre 30 anni di sicurezza alimentare, sviluppo rurale e agricoltura, in particolare come artefice del programma “Fame Zero” del Brasile, e ora lo continua a fare come Direttore Generale della FAO. Ha guidato la squadra che ha progettato il programma “Fame Zero” e, nel 2003, è stato incaricato dall’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva, di attuare il programma come Ministro Speciale per la Sicurezza Alimentare e Lotta Contro la Fame. È stato a capo dell’Ufficio Regionale della FAO per l’America Latina e i Caraibi dal 2006 al 2011. È stato nominato Direttore Generale della FAO ed è entrato in carica il 1° gennaio 2012. Dopo il suo primo mandato, conclusosi nel 31 luglio 2015, Graziano da Silva è stato rieletto per un secondo mandato di 4 anni (1° agosto 2015 – 31 luglio 2019) avendo ricevuto i voti di 177 paesi durante la 39ª Conferenza della FAO. Al timone della FAO, ha affinato il focus strategico dell’organizzazione, rafforzandone la presenza a livello internazionale.
Sta lavorando per promuovere una migliore cultura sul valore del cibo e creare consenso sulle questioni relative alla sicurezza alimentare. Ha anche incoraggiato una più stretta cooperazione con i partners per lo sviluppo, sostiene la cooperazione Sud-Sud del mondo e ha potenziato la collaborazione con la società civile e il settore privato, comprese le organizzazioni di agricoltori e le cooperative per i piccoli produttori.
José Graziano da Silva ha conseguito una Laurea in Agronomia e un Master in Economia e Sociologia Rurale presso l’Università di San Paolo (USP) e un Dottorato di Ricerca in Scienze Economiche dell’Università Statale di Campinas (UNICAMP).
Ha anche Laurea di post-dottorato in Latin American Studies (University College of London) e Environmental Studies (University of California, Santa Cruz).
Brasiliano e italiano per nazionalità, è sposato con Paola Ligasacchi e ha due figli e quattro nipoti.

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Cucina senza: convegno scientifico sabato 23 giugno alle ore 17 in Casa Artusi

Nell’ambito della XXII Festa Artusiana
Cucina senza
sabato 23 giugno ore 17.00 – Casa Artusi (Via Costa, 27)
Convegno Scientifico

Nel mondo dei consumi facili e liberi, la preposizione “senza” seguita da caffeina, glutine, grassi, lattosio, lievito, olio di palma, zucchero gioca un’importante partita strategica, imponendoci l’analisi dei cibi, il controllo della massa corporea, la gestione delle malattie, e ancora uno stile di vita, di cucina e di tavola sobrio ed elegante. È dunque diventato, paradossalmente, un valore. Con questo convegno ne svisceriamo le segrete, antiche e attuali ragioni d’essere, la sua stessa storia, senza perdere di vista quel futuro che senza oggi si preannuncia inquietante.
Massimo Montanari, Senza fuoco
Paolo Fabbri, Senza posate
Marco Dalla Rosa, Senza carne?
Piero Meldini, Senza niente
Alberto Capatti, Artusi senza
Coordina Giordano Conti, presidente Casa Artusi
Ingresso libero.2018

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Premio Marietta ad honorem 2018 a Stefania Barzini

Premio Marietta ad Honorem Stefania Aphel BarziniStefania Aphel Barzini
bella scrittura e buona cucina

Se la cucina italiana nel mondo ha un’ambasciatrice il nome è quello di Stefania Barzini. Sei anni di corsi di cucina italiana conditi da svariati eventi negli States, numerosi documentari e pubblicazioni sempre sul tema del cibo, una scuola di cucina rivolta a italiani e stranieri, un blog… la lista è lunga. Ora un altro riconoscimento, prestigioso visto che arriva dalla città del padre della cucina italiana: il Premio Marietta ad Honorem.

Il Premio le viene assegnato “per la straordinaria passione e competenza con cui parla, insegna e scrive di cibo, sostenendo la cucina di territorio in Italia e nel mondo”, si legge nella motivazione del Comitato scientifico di Casa Artusi.

Chi è Stefania Barzini
Stefania Aphel Barzini ama soprattutto scrivere, mangiare e cucinare. Queste importanti attività l’hanno portata a tenere Corsi di Cucina Regionale Italiana a Los Angeles dove ha vissuto per sei anni, e ad organizzare per l’Istituto Italiano di Cultura eventi e manifestazioni di promozione di libri e film italiani, raccontati attraverso il cibo. Tornata in Italia ha aperto una Scuola di Cucina al Castello di Ceri, vicino a Roma, e infine ha iniziato una proficua collaborazione con il Gambero Rosso, sia per il canale televisivo, di cui è stata uno degli autori, sia per la rivista. Nel corso di questa collaborazione si è soprattutto interessata a temi e argomenti riguardanti l’America e le sue cucine. Per il Gambero Rosso Channel ha scritto, prodotto e diretto vari documentari sempre rivolti agli Stati Uniti, con particolare attenzione ai temi italo-americani. In particolare “Little Italy” un documentario in 10 puntate che racconta il cibo come elemento identitario nelle comunità italo-americane.
Lavora anche come consulente nell’organizzazione di eventi, fiere e mostre sempre a tema enogastronomico. È stata l’ideatrice di SaltExpo, il primo Salone dedicato interamente al Sale, svoltosi a Napoli nel 2007. Insegna Scrittura Creativa applicata al cibo in vari master di giornalismo enogastronomico (Gambero Rosso, Università di Siena, Master di Cultura Enogastronomica Italiana agli studenti della Illinois University in Erasmus in Italia, Scuola di Cucina Cuochepercaso).
Ha all’attivo numerosi libri, fra cui “Una Casalinga ad Hollywood”, “A Tavola con gli Dei. Ricette e Memorie delle Isole Eolie”, “Così Mangiavamo”, “L’Ingrediente Perduto”, “La Scrittrice Cucinava Qui”.
E’ uno degli autori, insieme ad Annalisa Barbagli, che lavorano alla serie in 20 volumi “Cucinare Insieme”, curata da Stefano Bonilli e pubblicata dalla casa editrice Giunti.
Nel 2014 pubblica “Fornelli d’Italia-150 anni di storia del nostro paese raccontati da piccole e grandi cuoche”, è la storia dei cambiamenti avvenuti nel nostro Paese dall’inizio del secolo scorso ai giorni nostri, narrati da un’ottica puramente femminile, attraverso il cibo, la tavola e il rapporto che le donne hanno con essi, pubblicato da Mondadori.
Il suddetto volume è stato scelto dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, per essere inserito nel sito: www.booksinitaly.it, sito che intende promuovere la cultura italiana all’estero, per rappresentare il nostro paese nel settore “Saggistica gastronomica”.
Il suo ultimo libro è “Le Ricette di Petronilla” pubblicato nel 2017 per la Guido Tommasi Editore.
Nell’autunno 2018 uscirà “Nonne on the Road”, l’avventura di due nonne che attraversano l’America cucinando da costa a costa, edito da Guido Tommasi.
E’ proprietaria di una scuola di cucina: “Tutti a Scuola con Folle Casseruola” nella quale insegna a italiani e stranieri.
Inoltre ha un blog molto seguito con il quale cerca di raccontare tutti gli aspetti del cibo, da quelli puramente gastronomici, a quelli sociali, antropologici e culturali: www.follecasseruola.com

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Premio Marietta ad Honorem 2018 alla Stamperia Pascucci

Premio Marietta ad Honorem Stamperia PascucciStamperia Pascucci
190 anni…e non li dimostra!

Per la prima volta nella sua lunga storia il Premio Marietta ad Honorem viene assegnato a qualcuno più “anziano” di Pellegrino Artusi. Pare incredibile ma è così. Le date della storia parlano chiaro. Perché il Marietta ad Honorem andrà alla Stamperia Pascucci di Gambettola. Nome di punta dell’artigianato artistico ed emblema del “made in Italy”, diverse sono le generazioni che si sono succedute alla guida di una bottega la cui prima insegna porta la data nel 1826. Anno nel quale l’Italia doveva ancora nascere.
A scegliere il nome della Stamperia Pascucci è stato il Comitato scientifico di Casa Artusi, la consegna dei riconoscimento avverrà domenica 24 giugno a Casa Artusi nell’ambito delle premiazioni del Premio Marietta, il concorso nazionale per cuochi dilettanti nel corso della Festa Artusiana.
La motivazione del Premio spiega chiaramente il perché di questa scelta: “quale storia aziendale e famigliare di straordinario valore, avendo saputo tramandare, di generazione in generazione, con passione e creatività, l’arte delle tele stampate a mano. Una tradizione fortemente radicata nel nostro territorio anche come atto d’amore verso la tavola e la cucina domestica”.
Il Premio Marietta ad Honorem viene attribuito a personalità che, con modalità differenti, contribuiscono alla diffusione della conoscenza della cultura del mangiar bene, della tavola come momento conviviale, punto di incontro del “buono e del bello”. Il Premio viene assegnato a una personalità del “territorio artusiano”, insieme a una figura al di fuori dei confini della Romagna che sarà svelata nei prossimi giorni.
Chissà se il primo Pascucci si immaginava, centonovant’anni dopo, che la sua discendenza sarebbe stata ancora lì, su quelle stesse pietre, dentro quegli stessi muri, tenendo tra le mani ancora il mazzuolo, ancora la tela, ancora lo stampo. Lo stesso nome, la stessa arte. Perché Pascucci nel 1826, quando l’Italia era solo un’aspirazione di alcuni visionari della nazione, già era lì, con la sua prima bottega, le sue prime creazioni. Quasi un miracolo, in una società che brucia tutto in un istante.
Una passione, dunque, che dura quasi due secoli. La bottega è la stessa di allora, di quando il primo Pascucci inaugurò l’attività come tintore e in seguito come stampatore. “Ci piacerebbe che i banchi da lavoro potessero raccontare tutte le vicende familiari che si consumarono alla loro presenza – dicono dalla Bottega Pascucci – perché una volta il lavoro era la vita e la vita il lavoro, e la famiglia tutta contribuiva al mestiere, dalla nonna che sfilava i centrini al pupo che correva da una parte all’altra, magari giocando con uno stampo, magari facendo piccoli servizi”.
Anche l’attività è sempre la stessa, dal 1826, quando le cose venivano fatte a mano, con cura, attentamente. Si sceglieva il tessuto naturale, anche perché altri non ce n’erano, si incideva il legno di pero, anche perché era l’unico modo di ricavare la matrice, si faceva il colore con la faStamperia Pascucci Premio Marietta ad Honorem 2018rina e con le povere cose a disposizione come la ruggine ricavata dal ferro vecchio. Quel che era naturale allora, oggi è una scelta precisa: la qualità prima di tutto. Adesso il mondo è cambiato, corre, tutto si produce in pochi secondi, tutto dura pochi istanti. “Ma noi no. Noi continuiamo, nella direzione segnata dai nostri nonni e ci perdonerete se per fare una tovaglia per la vostra tavola abbiamo bisogno di un po’ di tempo. Scusateci ma dobbiamo scegliere il lino, preparare i colori mescolandoli con la stessa ricetta di un tempo, incidere a mano lo stampo di legno, battere con il mazzuolo tante volte quanto è necessario per coprire tutta la superficie richiesta, aspettare che il motivo impregni la tela fino all’ultima fibra, sviluppare il colore e prenderci anche un minuto per guardare con soddisfazione l’opera compiuta. Forse non saremo artisti, anche se chi ci conosce spesso e volentieri ci definisce tali, ma amiamo ogni cosa che facciamo come fosse un’opera d’arte”.
Il mondo cambia, la bellezza non passa di moda. E fare le cose belle è un valore da difendere per onorare una storia ricca di vicende interessanti, di premi, di felici collaborazioni, e soprattutto fatta di persone di famiglia che hanno speso la loro esistenza dedicandosi ad un mestiere senza risparmiarsi. Il segreto di tanta longevità? “Venite a trovarci, parlate con noi e capirete il perché di tanta passione”.

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