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Pellegrino Artusi autore
de "L' arte la scienza in cucina e l' arte di mangiar bene"
nacque a Forlimpopoli il 4 agosto 1820, da Teresa Giunchi e Agostino. Dopo
gli studi al Seminario di Bertinoro, cominci ad occuparsi degli
affari paterni.
A segnare una svolta nella vita del giovane Pellegrino e della sua
famiglia fu la famosa incursione del Passatore a Forlimpopoli, il 25
gennaio 1851. Nella stessa notte in cui fece irruzione nel teatro
cittadino, la banda del celebre brigante con un sotterfugio, riuscì a
entrare nella casa del futuro gastronomo e fare man bassa di denaro e
oggetti preziosi. Il colpo banditesco, al di là del danno economico, segnò
profondamente la famiglia Artusi: Gertrude, una delle sorelle di
Pellegrino, per lo spavento impazzì e fu internata in manicomio.
L'anno successivo la famiglia Artusi lasciò Forlimpopoli e si trasferì a
Firenze, dove il trentaduenne Pellegrino si dedicò all'attività
commerciale con un certo successo. Artusi continuò a vivere in Toscana
dove morì nel 1911 a 91 anni, ma mantenne sempre vivi i rapporti con la
città natale.
Artusi godette di una vita agiata, senza mai perdere di vista le sue
passioni per la letteratura e la cucina. Ritiratosi a vita privata, si
dedicò a tempo pieno a questi interessi, scrivendo prima una biografia di
Foscolo e poi "Osservazioni in appendice a 30 lettere del
Giusti", entrambi pubblicati a sue spese, senza grande successo, quel
successo che sarebbe arrivato con "La scienza in cucina e l'arte di
mangiar bene", pubblicato nel 1891 a spese dell'autore "pei tipi
dell'editore Landi". Prima edizione: 1.000 copie.
E' lo stesso Artusi a raccontarci le peripezie della sua celebre opera
nella introduzione che intitolò significativamente "Storia di un
libro che rassomiglia alla storia della Cenerentola": dal severo
giudizio del professor Trevisan che sentenzia "Questo è un libro che
avrà poco esito" all'aneddoto dei Forlimpopolesi che, avendo vinto
due copie del libro in una lotteria, andarono a venderle dal tabaccaio non
sapendo che farsene.
Ma il successo alla fine arrivò e fu travolgente: in venti anni furono
stampate 14 edizioni; nel 1931 le edizioni erano giunte a quota 32 e
l'"Artusi" (ormai veniva chiamato con il nome del suo autore)
era uno dei libri più letti dagli italiani, insieme a "I promessi
sposi" e "Pinocchio".
Il volume, che ancora oggi conta un grande numero di edizioni e una
vastissima diffusione, raccoglie 790 ricette, dai brodi ai liquori,
passando attraverso minestre, antipasti (anzi "principii"),
secondi e dolci.
L'approccio è didattico ("con questo manuale pratico - scrive Artusi
- basta si sappia tenere un mestolo in mano"), le ricette sono
accompagnate da riflessioni e aneddoti dell'autore, che scrive con uno
stile arguto.
"La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" costituì un
vero e proprio spartiacque nella cultura gastronomica dell'epoca. All'Artusi
va il merito di aver dato dignità a quel "mosaico" di
tradizioni regionali, di averlo per la prima volta pienamente valorizzato
ai fini di una tradizione gastronomica "nazionale". |