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Premio Marietta 2017: aperte le iscrizioni

Sono aperte le iscrizioni per il Premio Marietta 2017. Sei un cuoco dilettante e vuoi partecipare? Scopri come!

Scarica il Regolamento e il Modulo di partecipazione al Premio Marietta 2017

La città natale di Pellegrino Artusi e la Festa Artusiana rendono omaggio a tutte le Mariette di oggi: agli appassionati (senza distinzioni di sesso) dei fornelli che prendono ispirazione da “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Si rinnova l’appuntamento con il Premio Marietta riservato a cuochi dilettanti, omaggio della città artusiana alla celebre governante (Marietta Sabatini) che ha condiviso tutto il percorso culinario dell’Artusi.

Un concorso decisamente nazionale confermato dalla geografia dei vincitori delle ultime edizioni (Vicenza, Udine, Sassari, Lecco, Bergamo), con i partecipanti dalle professioni più diverse (pensionato, fisioterapista, giornalista, bancario, disoccupato). Senza dimenticare i riflettori della ribalta nazionale, come nel caso di Andrea Marconetti (Premio Marietta 2010), tra i protagonisti di Masterchef 2013. Ricco il montepremi: 1000 euro offerti da Conad. La partecipazione è gratuita.

Il Premio Marietta è un concorso nazionale promosso dal Comune di Forlimpopoli, in collaborazione con Casa Artusi e l’Associazione delle Mariette, dedicato a Marietta Sabatini. Governante di Artusi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Marietta ricoprì un ruolo centrale nella vita del gastronomo contribuendo all’impresa culinaria ed editoriale la Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, insieme al cuoco Francesco Ruffilli.
Come partecipare al Premio Marietta
Le iscrizioni al concorso sono aperte fino a lunedì 5 giugno 2017: tutte le ricette devono pervenire al Comune di Forlimpopoli (P.zza Fratti 2, 47034 Forlimpopoli) indicando “Festa Artusiana – Premio Marietta 2017” entro le ore 13 dello stesso giorno. La ricetta può essere inviata anche via mail (in formato .pdf) all’indirizzo: protocollo@comune.forlimpopoli.fc.it

Per partecipare occorre inviare massimo due ricette originali di un primo piatto (pasta fresca o secca o riso) eseguibile in un tempo massimo di due ore. Requisito indispensabile, la presenza di riferimenti alla cucina domestica regionale, alla filosofia e all’opera dell’Artusi, tanto negli ingredienti quanto nella tecnica di preparazione e di presentazione.

La partecipazione (gratuita) è esclusivamente riservata a cuochi dilettanti, ovvero a tutti gli appassionati di cucina e di enogastronomia che non svolgono attività professionale nel settore. Le ricette eseguite devono contenere gli ingredienti (per 5 persone), il tempo di preparazione e il tipo di cottura (forno, fornello, altro), i riferimenti all’opera artusiana (stagionalità delle materie prime, curiosità storiche, tipicità territoriale). All’interno della busta l’autore dovrà indicare le proprie generalità, un numero di telefono, un indirizzo di posta elettronica, e l’attività lavorativa che attesti lo status di “dilettante” di eno-gastronomia.

Una giuria di esperti selezionerà, fra tutte le ricette pervenute, le cinque finaliste. I cuochi finalisti saranno invitati a cucinare i loro piatti (per 5 persone) nella mattinata di domenica 25 giugno nel corso della Festa Artusiana, in calendario dal 24 giugno al 2 luglio 2017 a Forlimpopoli.

Al vincitore va un premio di 1.000 euro, ai finalisti 5 Kg di pasta. I premi sono offerti da Conad. La giuria presieduta da Verdiana Gordini, Presidente dell’Associazione delle Mariette, sarà composta da esperti del settore.
I vincitori delle ultime cinque edizioni
Il premio Marietta ha sempre richiamato partecipanti da tutta Italia, basti ricordare la provenienza dei vincitori delle ultime edizioni: Mario Maurizi pensionato di Vicenza con le sue “Linguine risottate alla spatola con pomodori datterino” (edizione 2016); Nadia Tessitori fisioterapista di Tolmezzo (Udine) con la ricetta “Cjarsons alla luganega e sclopit” (edizione 2015); Francesco Canu disoccupato di Sassari con la ricetta “Culurgiones a ispighitta cun pumata” (edizione 2014); il giornalista Rolando Repossi di Casatenovo (Lecco) con il piatto ‘Ravioli di nonna Costantina’ (edizione 2013); la responsabile di una filiale di banca Raffaella Bugini di Valbrembo (Bergamo) con il ‘Risotto al moscato di scanzo con biligòcc e fonduta di strachitund’ (edizione 2012).
Chi era Marietta Sabatini
La ‘fedele Marietta’ a cui è dedicato questo concorso, è sempre stata una figura centrale nell’opera di Artusi. In ombra se l’angolo di visuale è la ribalta letteraria, in primo piano se si guarda alla sostanza gastronomica e alla solidità del successo de ‘La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene’.
Pellegrino Artusi sapeva di dovere molto a Marietta, tanto che si sentì in dovere di lasciarle in eredità, oltre al lascito di ben Lire 8000, i diritti di autore sul manuale, assieme al cuoco Ruffilli Francesco, in quanto aveva coadiuvato al buon esito del libro.
Alla fedele Marietta, Pellegrino Artusi dedicò anche la ricetta del panettone che si trova nel manuale perché “è brava cuoca e tanto buona ed onesta da meritare che io intitoli questo dolce col nome suo, avendolo imparato da lei”.
E’ proprio alle Mariette d’oggi, quelle persone che custodiscono l’amore e l’abilità del sapere artusiano, che la città di Forlimpopoli omaggia con questo concorso.
Info Premio Marietta: tel. 0543 749235, scuola@comune.forlimpopoli.fc.it; www.festartusiana.it www.casartusi.it

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Premio Artusi 2016 a Paul Bocuse

Consegna del Premio Artusi 2016 a BocusePremio speciale nel ventennale della Festa Artusiana e in occasione della prima traduzione del manuale artusiano in francese. La consegna a Lione nell’ambito della cooperazione tra terre di Beaujolais, Lione e la Romagna.

Vent’anni di Festa Artusiana e la prima traduzione del Manuale artusiano in lingua francese. Una doppia ricorrenza da festeggiare con un evento unico da raccontare ai posteri: la consegna di uno speciale Premio Artusi al monumento della cucina francese e mondiale, Paul Bocuse. Grande innovatore in campo gastronomico, è uno dei più grandi chef del XX secolo, emblema della cucina transalpina.

Il suo nome è stato scelto dal Comitato Scientifico di Casa Artusi, la consegna è avvenuta venerdi scorso, all’Hotel du Département di Lione, alla presenza del Vice Presidente del Dipartimento Antoine Duperray, della Assessore Delegata Martine Publie, del Console Generale italiano a Lione Alberto Bertone, Stéphanie Plaza Présidente La Bonne Europe e tanti altri opsiti.

Il Premio è stato consegnato dal Sindaco di Forlimpopoli Mauro Grandini a Hervé Fleury, Vice Presidente della Fondazione Bocuse, che, in rappresentanza del grande chef novantenne, ha ricordato la sua lunga e prestigiosa carriera, punto di riferimento imprescindibile per la cucina francese e mondiale. Ha poi espresso parole di gratitudine e di interesse al lavoro svolto in nome del padre della cucina domestica italiana.
Prima del Premio è stata presentata la prima edizione integrale francese del libro di cucina italiano più celebre al mondo: “La Science en cuisine et l’art de bien manger” (La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene) di Pellegrino Artusi, tradotto da Marguerite Pozzoli e Lise Chapuis, edizioni Actes Sud. A raccontare ai presenti l’importanza dell’Artusi, la stessa Marguerite Pozzoli e Alberto Capatti, che ne ha curato la prefazione.
Più che una cerimonia di consegna, l’evento è stato un vero e proprio momento di cooperazione nel segno del “bello e buono” tra il territorio di Beaujolais, Lione e la Romagna. Sia al dipartimento in occasione del Premio, ma anche negli eventi successivi allo Chateau de bagnols e al Ristorante Zucca del Mariott Hotel, dove si è svolta l’Edizione 2016 Rendez vous sur les sommets, in collaborazione con l’Associazione La Bonne Europa, cena a base di ricette artusiane, proposta da chef francesi: Davy Tissot e Kean Alexandre Quaratta e chef italiani: Enrico Croatti e Claudio di Bernardo, protagonista assoluta è stata la Romagna.
La Romagna è stata rappresentata dai Comuni che da anni collaborano con il Beaujolais: Forlimpopoli, Bertinoro e Cervia e numerose aziende e consorzi che hanno fatto conoscere le loro eccellenze: Consorzio Vini di Bertinoro, Consorzio Parmigiano Reggiano, San Patrignano, Parco saline di Cervia, Caseificio Mambelli, Bottega Pascucci di Gambettola, Cooperativa agricola di Brisighella, azienda agricola Frontali di Rimini, Babbi. Alcuni di questi prodotti rimarranno in esposizione a tutto Natale in una vetrina del Mariott stesso.
E’ stata inaugurata anche la mostra “Pellegrino Artusi e l’unità italiana in cucina”, curata da Assessorato Cultura della Regione Emilia-Romagna, Comune di Forlimpopoli e Casa Artusi.
Il tutto all’interno della prima Settimana della Cucina nel mondo che, in collaborazione con la regione Emilia-Romagna, vede protagonista Casa Artusi, anche in collaborazione con l’Associazione delle Mariette che in terra di Francia ha riscontrato un successo notevole con la piadina e i cappelletti.

Chi è Paul Bocuse
Grande innovatore in campo gastronomico, è uno dei più grandi chef del XX secolo e rappresenta l’emblema della cucina francese. Nasce a Collognes-au-Mont-d’Or l’11 febbraio 1926 e comincia da giovanissimo a dedicarsi, con grande passione e un’abilità fuori dal comune, all’arte culinaria. Finito l’apprendistato a Parigi, torna a Lione per prendere in gestione la locanda del padre Georges, trasformandola in uno dei ristoranti più rinomati al mondo. L’Auberge du Pont de Collognes è considerato il vero e proprio tempio della cucina francese che conquista in poco tempo ben 3 Stelle Michelin dal 1965.
Oltre all’Auberge, e alla brasserie l’Argenson, Bocuse gestisce, sempre a Lione, una catena costituita da due ristoranti (l’Est e Le Sud), una rotisserie (Le Nord) e una brasserie (l’Ouest). Bocuse possiede anche due brasserie in Giappone e un ristorante all’interno del Walt Disney World Resort di Orlando, Florida.
I riconoscimenti sono tantissimi, fra cui: Meilleur Ouvrier de France, Cavaliere della Legion d’Oro al Palazzo dell’Eliseo, Chef du siégle nel 1989 da Gault et Millau e nel 1995 diventa, primo chef al mondo, protagonista di un opera che si trova al musée Grevindi Parigi.
Fondatore della nouvelle cuisine, le sue idee in campo culinario coincidono in gran parte con le caratteristiche principali di questo movimento che dà grande importanza alla freschezza degli ingredienti e propone piatti leggeri. Paul Bocuse ha anche scritto diversi libri di cucina, il più noto è La cuisine du marché (“La cucina del mercato”, 1976) dove propone il ritorno al piccolo mercato di paese e agli alimenti sani e genuini.

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Consegnato il Premio Artusi 2016 a Carlo Petrini

Consegna Premio Artusi 2016L’Assessore regionale Emma Petitti e il sindaco di Forlimpopoli Mauro Grandini hanno consegnato sabato 29 ottobre il Premio Artusi 2016. Un’occasione importante per il ventennale della Festa Artusiana, un’occasione per una riflessione sul rapporto cibo-uomo che da sempre ha caratterizzato pensiero e vita del fondatore di Slow Food.

“Sono orgoglioso di questo riconoscimento, un pezzo della mia storia personale è legata alla nascita dell’esperienza di Casa Artusi – ha affermato Petrini, in una Chiesa dei Servi gremita – Per me essere qui è come un ritorno a casa, insieme agli amici Alberto Capatti e Massimo Montanari, insieme ai quali abbiamo dato vita a una delle prime esperienze universitarie nel mondo della gastronomia”.

Il fondatore di Terra Madre poi è entrato nel merito di alcune tematiche sul mondo della cucina e dell’agricoltura: “I cuochi facciano un’alleanza con il mondo contadino. È fondamentale che mettano il loro prestigio al servizio dell’agricoltura italiana: sull’origine dei prodotti, sul giusto prezzo, sul rispetto del lavoro. Questa è una scelta di campo che la cucina deve fare, perché il cibo non solo deve essere buono, ma anche giusto e pulito. L’Artusi del XXI secolo lo vedo così”.

“Oggi il cibo deve essere visto in maniera multidisciplinare – ha aggiunto il fondatore di Slow Food – non solo come atto di nutrimento ma nella sua valenza sociale, economica, ambientale, antropologica. Ecco perché i gastronomi oggi hanno una responsabilità che esce dalle loro cucine”.

Al termine del suo intervento la consegna del premio, con questa motivazione: “Il Premio Artusi 2016 a Carlo Petrini per l’impegno titanico svolto con coerenza ed efficacia a favore della difesa delle colture in via d’estinzione e della biodiversità che l’ha condotto, fra l’altro, a fondare Slow Food, la prima università di Scienze gastronomiche e la rete mondiale di contadini di Terra Madre. Giusto, oltreché bello e buono di artusiana memoria”.

Alla cerimonia sono intervenuti anche lo storico Alberto Capatti e Massimo Montanari presidente del Comitato scientifico di Casa Artusi.

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16. MINESTRA DI SEMOLINO COMPOSTA (II)

La minestra di semolino fatta nella seguente maniera mi piace più dell’antecedente, ma è questione di gusto.

Per ogni uovo:

  • Semolino, grammi 30.
  • Parmigiano grattato, grammi 20.
  • Burro, grammi 20.
  • Sale, una presa.
  • Odore di noce moscata.

Il burro scioglietelo al fuoco e, tolto via dal fuoco, versateci sopra il semolino e il parmigiano, sciogliendo bene il composto colle uova. Poi versatelo in una cazzaruola con un foglio imburrato sotto per assodarlo fra due fuochi, badando che non rosoli. Sformato e diaccio che sia, tagliatelo a piccoli dadi o in altro modo, facendolo bollire nel brodo per dieci minuti.

Tre uova basteranno per cinque persone.

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5. SUGO DI CARNE CHE I FRANCESI CHIAMANO SALSA SPAGNUOLA

Questo trovato culinario dal quale si ottiene il lesso, un umido ed un buon sugo, mi sembra bene indovinato ed economico, imperocché si utilizza ogni cosa e il sugo può servire in tutti quei piatti in cui fa d’uopo.

Prendete un chilogrammo, compreso l’osso o la giunta, di carne magra di manzo e da questa levatene grammi 400 tagliata in bracioline; col resto fate, come di consueto, il brodo con litri 1 1/2, a buona misura, di acqua.

Coprite il fondo di una cazzaruola con fettine di lardone e prosciutto e di alcuni pezzetti di burro, trinciateci sopra una cipolla e su questa collocate distese le bracioline. Quando la carne avrà preso colore, a fuoco vivo, dalla parte sottostante, bagnatela con un ramaiuolo del detto brodo, poi voltatela onde colorisca anche dall’altra parte, e dopo versate un altro ramaiuolo di brodo, indi condite con sale, un chiodo di garofano oppure nove o dieci chicchi di pepe contuso e un cucchiaino di zucchero. Versate ora tutto il resto del brodo, aggiungete una carota tagliata a fette e un mazzetto guarnito che può essere composto di prezzemolo, sedano e di qualche altra erba odorosa. Fate bollire adagio per circa due ore, poi levate le bracioline, passate il sugo e digrassatelo. Con questo potete bagnare la zuppa del n. 38 e servirvene per dar sapore ad erbaggi oppure, condensandolo con un intriso di farina di patate e burro, condire minestre asciutte.

La farina di patate si presta meglio di quella di grano per legare qualunque sugo.

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19. MINESTRA DI CARNE PASSATA

  • Vitella di latte magra, grammi 150.
  • Prosciutto grasso, grammi 25.
  • Parmigiano grattato, grammi 25.
  • Pappa fatta con midolla di pane, acqua e un pezzetto di burro due cucchiaiate.
  • Uova n. 1
  • Odore di noce moscata
  • Sale quanto basta.

Tritate prima la carne e il prosciutto con un coltello a colpo, dopo colla lunetta, poi pestateli nel mortaio e passateli per istaccio. Fatene quindi tutto un impasto coll’uovo e gli altri ingredienti: quando bolle il brodo gettatelo a cucchiaini o passatelo da una siringa per dargli forma graziosa, e dopo una bollitura sufficiente a cuocerlo, servite la minestra.

Questa quantità basta per quattro o cinque persone, ma potete farla servire anche per dodici mescolandola in una zuppa. Prendete allora pane finissimo del giorno avanti, tagliatelo a piccoli dadi e rosolatelo in padella alla svelta con molto unto. Quando siete per mandare in tavola ponete il detto pane nella zuppiera e versate sul medesimo la sopra descritta minestra di carne passata.

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20. MINESTRA DI PASSATELLI

Eccovi due ricette che, ad eccezione della quantità, poco differiscono l’una dall’altra.

Prima:

  • Pangrattato, grammi 100.
  • Midollo di bue, grammi 20.
  • Parmigiano grattato, grammi 40.
  • Uova, n. 2.
  • Odore di noce moscata o di scorza di limone, oppure dell’una e dell’altra insieme.

Questa dose può bastare per quattro persone.

Seconda:

  • Pangrattato, grammi 170.
  • Midollo di bue, grammi 30.
  • Parmigiano grattato, grammi 70.
  • Uova n. 3 e un rosso.
  • Odore come sopra.

Può bastare per sette od otto persone.

Il midollo serve per renderli più teneri, e non è necessario scioglierlo al fuoco; basta stiacciarlo e disfarlo colla lama di un coltello. Impastate ogni cosa insieme per formare un pane piuttosto sodo; ma lasciate addietro alquanto pangrattato per aggiungerlo dopo, se occorre.

Si chiamano passatelli perché prendono la forma loro speciale passando a forza dai buchi di un ferro fatto appositamente, poche essendo le famiglie in Romagna che non l’abbiano, per la ragione che questa minestra vi è tenuta in buon conto come, in generale, a cagione del clima, sono colà apprezzate tutte le minestre intrise colle uova delle quali si fa uso quasi quotidiano. Si possono passare anche dalla siringa.

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21. MINESTRA DI PASSATELLI DI CARNE

  • Filetto di manzo, grammi 150.
  • Pangrattato, grammi 50.
  • Parmigiano grattato, grammi 30.
  • Midollo di bue, grammi 15.
  • Burro, grammi 15.
  • Rossi d’uovo, n. 2.
  • Sale, quanto basta.
  • Odore di noce moscata.

Il filetto pestatelo nel mortaio e passatelo dallo staccio.

Il midollo e il burro stiacciateli insieme con la lama di un coltello e uniteli alla carne. Aggiungere il resto per fare un pastone che riescirà sodo da poterci premere sopra il ferro come ai passatelli del numero precedente.

Fateli bollire nel brodo per dieci minuti e serviteli per sei persone.

Anche un petto di pollo o un pezzo di petto di tacchino lessati o crudi, possono servire a quest’uso invece del filetto.

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22. MINESTRA A BASE DI RICOTTA

Prendete il composto dei cappelletti n. 7, ma invece di chiuderlo nella sfoglia gettatelo a cucchiaini nel brodo quando bolle, e appena assodato versatelo nella zuppiera e servitelo.

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MINESTRE

Una volta si diceva che la minestra era la biada dell’uomo; oggi i medici consigliano di mangiarne poca per non dilatare troppo lo stomaco e per lasciare la prevalenza al nutrimento carneo, il quale rinforza la fibra, mentre i farinacei, di cui le minestre ordinariamente si compongono, risolvendosi in tessuto adiposo, la rilassano. A questa teoria non contraddico: ma se mi fosse permessa un’osservazione, direi: Poca minestra a chi non trovandosi nella pienezza delle sue forze, né in perfetta salute, ha bisogno di un trattamento speciale; poca minestra a coloro che avendo tendenza alla pinguedine ne vogliono rattener lo sviluppo; poca minestra, e leggiera, ne’ pranzi di parata se i commensali devono far onore alle varie pietanze che le vengono appresso; ma all’infuori di questi casi una buona e generosa minestra per chi ha uno scarso desinare sarà sempre la benvenuta, e però fatele festa. Penetrato da questa ragione mi farò un dovere d’indicare tutte quelle minestre che via via l’esperienza mi verrà suggerendo.

I piselli del n. 427 possono dar sapore e grazia, come tutti sanno, alle minestre in brodo di riso, pastine e malfattini; ma si prestano ancora meglio per improvvisare, se manca il brodo, il risotto del n. 75.

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