2005

Premio Pellegrino Artusi a Eduardo Galeano

Eduardo Galeano“Questa civiltà, che confonde la quantità con la qualità, confonde l’obesità con la buona alimentazione. Trionfa la spazzatura travestita da cibo. Questa industria sta colonízzando i palati del mondo e sta distruggendo le tradizioni della cucina locale. (..) Queste tradizioni, questi segni d’identità culturale, queste feste della vita, vengono schiacciate, in modo fulmineo all’imposizione del sapore chimico e unico. La globalizzazione viola con successo il diritto all’auto determinazione della cucina: sacro diritto, perché la bocca è una delle porte dell’anima.” (Eduardo Galeano, A testa in giù).

Eduardo Huges Galeano, nato a Montevideo, Uruguay, nel 1940, militò sin da giovane nel giornalismo politico dei suo paese, cominciando con disegni e caricature satiriche sul settimanale “Il Sole” per diventare poi caporedattore del settimanale “Marcia” e direttore dei quotidiano “Epoca”. Imprigionato per le sue idee e i suoi scritti nel 1973, Galeano fuggì in Argentina dove fondò la rivista “Crisi”, ma fu di nuovo costretto a ritirarsi in esilio, trovando rifugio in Spagna. Qui rimase fino al 1985, anno in cui tornò in Uruguay per il ritorno alla democrazia con l’elezione del presidente Julio Marìa Sanguinetti. Scrittore dalla penna fertile e generosa, Galeanno ha scritto numerose opere narrative e saggistiche ispirate alla storia, alla società, alla cultura dell’America Latina. La sua opera più conosciuta, “Le vene aperte dell’America Latina” – un forte atto di accusa verso le potenze colonialiste, che impedirono lo sviluppo dell’industria latino americana – uscì nel 1971 e diventò subito un classico, pubblicato in numerose edizioni in spagnolo e tradotto in numerose lingue, pur se proibito a lungo da regimi dittatoriali in molti paesi.

Negli ultimi anni Eduardo Galeano si è fatto portavoce delle reti sociali “no global” a livello mondiale, combattendo una tenace battaglia contro la globalizzazione e evdenziando, con la sua sferzante verve narrativa, le conseguenze negative dei capitalismo sfrenato come strumento di oppressione sui paesi più poveri dei mondo. Tra le sue opere disponibili in traduzione italiana ricordiamo: L’America non ancora scoperta (Edizioni Associate, 1987); Memoria del fuoco (Sansoni, 1989-1991, poi nelle edizioni Rizzoli); La conquista che non scoprii l’America (Manifestolibri, 1992); Vagamundo (Nuova Coletti, 1992); Las palabras andantes. Parole in cammino (Mondadori, 1996); Splendori e miserie dei gioco dei calcio (Sperling & Kupfer, 1997); Le vene aperte dell’America latina (Sperling & Kupfer, 1997); Giorni e notti d’amore e di guerra (Sperling & Kupfer, 1998); A testa in giù (Sperling & Kupfer, 1999). Da ricordare anche un suo intervento riportato nel Teatro dei bene e dei male. Riflessioni critiche dopo l’11 settembre (Edizioni del Gruppo Abele, 2002).

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Premio Artusi al cuoco di fama internazionale Pietro Leemann

Pietro Leeman“La mia proposta al Joia è il riassunto della mia ricerca dove gli ingredienti della cucina mediterranea si incontrano con le culture del mondo, una scelta naturale e senza carne, una filosofia alimentare dove la natura viene accolta e rispettata in preparazioni che lasciano sempre trasparire la sua essenza, nel colore, nel gusto, nella consistenza, nell’arte della disposizione nel piatto” (Pietro Leemann)

Pietro Leemann è nato in Svizzera nel 1961. Dopo aver studiato e lavorato in ristoranti di cucina tradizionale italiana e francese, è passato attraverso la rivoluzione della “Nouvelle cuisine” e della cucina creativa italiana lavorando con maestri dei calibro di Gualtiero Marchesi e Fredy Girardet, per approdare ad una filosofia di cucina naturale del tutto originale e innovativa, apprezzata a livello internazionale. Dal 1989 è titolare di “Joia, alta cucina naturale” a Milano, primo ristorante vegetariano europeo ad aver ricevuto una stella Michelin nel 1996.

Ma chiamarlo “cuoco vegetariano” è assolutamente riduttivo: come lui ama definirsi, Leemann è un cultore dell’ “alta cucina naturale”, dove la qualità delle materie prime, rigorosamente provenienti da aziende biologiche e biodinamiche, si sposa con la cura della presentazione dei piatti, dalla consistenza, al colore, all’achitettura della portata. La filosofia culinaria di Leemann, affinata da un soggiorno di due anni in Cina e Giappone, parte dal presupposto che la cucina è una delle arti più raffinate e complete, dove tutti i sensi, vista, udito tatto, gusto, odorato, sono stimolati. L’ arte della cucina quando tale non nutre solo il corpo. ma anche la mente e lo spirito. La cucina di Leeman parte da cibi di grandissima qualità, che trasforma con l’intento sempre di lasciar trasparire la loro essenza naturale che è rappresentata da fragranza, colore e gusto. La cucina di Leernan è un inno alla vita e alla natura, dove nutrirsi è un piacere stimolato da gusti semplici e stuzzicanti, da colori vivaci e forme rivitalizzanti.

Grande attenzione è dedicata quindi non solo al gusto dei cibo, elemento cardine della cucina tradizionale, ma anche alla consistenza, al profumo, all’architettura dei piatto, in un gioco di colori e forme geometriche che danno vita a piatti dal nomi improbabili: da “Colori gusti e consistenze”, con sei cubi affiancati, ognuno con una diversa fisionomia, a la legge del caso”, con piccoli elementi distribuiti sul piatti in maniera apparentemente disordinata, da “Questo non è un astice”, che ironizzaa sulla forma stilizzata dei pesce con parallelepipedi colorati, fino al “Le fragoie si specchiano nel lago”. Info su www.joia.it.